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Un sergente dell’Aeronautica voleva assaltare il Parlamento

È quanto emerso da una lunga indagine che ha visto anche la collaborazione della Digos. Il militare non aveva alle sue spalle nessuna organizzazione ma poteva comunque entrare in possesso di armi da fuoco

Un sergente dell’Aeronautica voleva assaltare il Parlamento è quanto emerso da una lunga indagine che ha portato i giudici a rinviarlo a giudizio per istigazione all’alto tradimento. Succede anche questo nelle nostre Forze Armate: goliardata o pericoloso segnale di una situazione di tensione. Gli inquirenti non l’hanno considerata una goliardata evidentemente. Ma andiamo con ordine.

Un sergente della nostra Aeronautica Militare che all’epoca prestava servizio a Brescia voleva organizzare un assalto a Palazzo Chigi e a Montecitorio usando anche le armi, se necessario. Il piano avrebbe dovuto essere operativo nella notte tra il 25 e il 26 aprile del 2012. Il sergente aveva inviato diverse mail a molti colleghi e non si sarebbe preoccupato neanche di usare Facebook per manifestare i suoi propositi. Questo fatto, soprattutto, è stato utilizzato come difesa dal sergente stesso per dimostrare come tutta la vicenda fosse uno scherzo.

Ma il procuratore militare di Verona e la Digos non l’hanno inquadrata in questo modo e hanno formalmente rinviato a giudizio il sergente per “istigazione all’alto tradimento, per commettere un attentato contro organi costituzionali, continuato ed aggravato.”  Inizialmente la vicenda era apparsa ancora più preoccupante per gli investigatori che hanno poi appurato come dietro il sergente non ci fosse nessuno. Ma a rendere comunque la cosa pericolosa era il fatto che l’uomo (per la sua posizione) era comunque in grado di entrare in possesso di armi. Le indagini si sono basate su intercettazioni telefoniche e ambientali e hanno fatto emergere come il militare avesse effettivamente contattato diversi suoi colleghi che hanno opposto dei rifiuti alla proposta del sergente. Tra i colleghi contattati ci sarebbe stato anche un militare che prestava servizio in un deposito di munizioni.

Il sergente si diceva in grado di entrare in possesso di armi e di mezzi blindati con i quali voleva assaltare il Parlamento per rendere evidente lo scontento nei confronti della situazione economica in cui si trova il paese. Il militare aveva pensato di agire di notte, pretendere un incontro con il Presidente del Consiglio e, in caso di rifiuto, usare le armi. Una vicenda che, se da una parte mette in luce la sostanziale serietà e lealtà nei confronti dello stato degli uomini delle Forze Armate, dall’altra racconta comunque di un profondo malcontento; e il convincimento dei inquirenti che non si sia trattato di una goliardata. L’udienza si terrà comunque il prossimo ottobre davanti al Tribunale Militare.

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