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Revisione dello strumento militare: quanti tagli?

Tutt'altro che chiara la situazione che emerge dal piano di revisione dello strumento militare. Dove e come andranno a colpire i tagli che sembrano non tenere conto della specificità di un comparto come quello della difesa

fanteriaNon è certo per una forma di ossessione che parliamo spesso di cosa ha causato e causerà la politica di tagli voluta dal governo per far quadrare i conti: se lo facciamo è solo per sensibilizzare e informare i nostri lettori su un argomento che non può non riguardarli se vogliono entrare a lavorare nel mondo delle Forze Armate e in Polizia. Cerchiamo, per oggi, di capire cosa significa per l’Esercito Italiano organizzarsi alla luce di questi tagli nell’ambito di quello che è stato chiamato “piano di revisione dello strumento militare”.

Cosa accadrà da qui a qualche anno? Se restano le attuali condizioni di crisi economica i tagli colpiranno progressivamente fino al 2024 imponendo pesanti riorganizzazioni in molti settori; sono infatti previste le chiusure di alcuni centri di selezione dei volontari e alcuni comandi come il Primo Comando Forze di Difesa che vedrà le sue 4 brigate ridotte a 3. Riduzioni anche per la celeberrima brigata Folgore che entrerà nel piano di riorganizzazione delle forze speciali.

Gli stessi provvedimenti sono stati messi in programma da Marina Militare e Aeronautica Militare per studiare un programma di riorganizzazione e ridistribuzione delle risorse. Il tutto sempre con la necessità di tenere conto di un’efficienza che non può e non deve venir meno, nell’ottica di un continuo mutamento geo politico ma anche tecnologico, che richiede comunque un continuo aggiornamento. Meno personale forse ma sempre più preparato e qualificato.

Ma la situazione, tipicamente italiana, è quanto meno paradossale dal momento che questi tagli e riorganizzazioni sembrano contraddire quanto previsto dal bilancio 2013: situazione messa in luce anche da un Blog dell’Esercito Italiano che riporta le parole di Pietro Batacchi, direttore della Rivista Difesa Italiana per cercare di capire questa assurda situazione. Anche noi riportiamo letteralmente le sue analisi: “Per effetto del decreto legge 95/2012 gli stanziamenti per l’investimento subiranno una decurtazione di 236,1 milioni che esula dai numeri citati finora. Quindi il bilancio della funzione difesa effettivo per il 2013 sarà di 800 milioni superiore al 2012. Purtroppo non si riesce a riequilibrare l’allocazione dei fondi tra il personale, l’esercizio (cioè la manutenzione, l’addestramento) e l’investimento. Nel 2013 al personale andrà il 67,20%, mentre per l’esercizio c’è un misero 9,24 e per l’investimento un 23,56%. La ripartizione ottimale sarebbe 50-25-25 ma siamo lontanissimi.”

E anche se sembra incredibile questa è la dimostrazione che neanche la fredda imparzialità delle cifre riesce a mettere tutti d’accordo e, soprattutto, a dar vita a programmi di riorganizzazione davvero ottimali.




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