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I nostri marò sono a casa per Natale

Due settimane di licenza per trascorrere le feste natalizie con le loro famiglie: è quanto ottenuto dai nostri due marinai, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, arrestati in India lo scorso febbraio con l'accusa di avere ucciso due marinai locali durante un'operazione di anti pirateria

marina militare maroMassimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani arrestati in India nel febbraio scorso, potranno trascorre il Natale a casa. Il tribunale e l’Alta Corte del Kerala ha infatti accettato di rilasciare ai due marinai una licenza di due settimane per rientrare in Italia.
Certo le autorità indiane non hanno accolto questa richiesta senza pretendere nulla in cambio: la licenza è infatti stata concessa in cambio di una garanzia monetaria di 60 milioni di rupie equivalenti a ben 826000 euro. La decisione poi è arrivata sul filo di lana nella mattinata di giovedì, giusto in tempo limite per poter sistemare tutte le pratiche necessarie ad organizzare il rientro dei due uomini.

La vicenda è lunga e intricata e non facile da riassumere. In sostanza Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati arrestati in India con l’accusa di avere ucciso due pescatori scambiati per pirati durante un’operazione di antipirateria appunto, a bordo della petroliera “Enrica Leixa”. La vicenda, non priva di punti oscuri, si è svolta, fin dall’inizio, in maniera intricata tra rinvii e rimandi. La Corte del Kerala, nella persona del giudice Rajan ha continuato a rimandare il processo di primo grado. Un rinvio era stato fissato al 18 giugno dopo che il tribunale aveva accolto alcune richieste dell’avvocato difensore dei due marinai. E poi, di rinvio in rinvio, l’attesa del processo in libertà vigilata dopo aver versato una cauzione di quasi 1500 euro a testa. Un continuo scambio di documenti e consultazioni tra difensori e rappresentanti del governo centrale e quello del Kerala. Più si cerca di conoscere la vicenda più sembra quasi un miracolo che i nostri marò siano a casa per Natale. Ad un certo punto infatti, a complicare ulteriormente le cose era arrivato anche il rifiuto dell’Alta Corte di Kochi verso il ricorso che il nostro governo aveva fatto per annullare il rapporto di polizia che aveva dato vita alle indagini.

Il caso aveva e ha, per certi versi, causato anche molte tensioni tra Roma e il governo indiano al punto che l’oggi dimissionario Ministro degli Esteri Giulio Terzi durante un passato incontro con Ban Ki Moon, segretario generale della Nazioni Unite, era arrivato a dichiarare che quanto accaduto ai nostri due fucilieri metteva a rischio l’impegno comune nella lotta alla pirateria. La vicenda è proseguita poi con un risarcimento pari a 146000 euro elargiti alle famiglie dei pescatori uccisi.

I punti oscuri della vicenda sono molti e in particolare sono tre le circostanze che hanno, da subito, suscitato non poche perplessità: l’orario in cui sarebbe avvenuta l’azione, il luogo della sparatoria e il tipo di natante che avrebbe attaccato la petroliera su cui i nostri militari prestavano servizio. Molte divergenze tra quanto testimoniato dai due marinai e quanto scritto nel rapporto della polizia locale. A complicare ulteriormente la situazione anche il fatto che non si capisce chi abbia fatto rientrare la petroliera in acque indiane nonostante il parere contrario della Marina Militare Italiana.




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